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Il dojo ideale
Prova ad immaginare un dojo con le porte sempre aperte ai praticanti,
giorno e notte così che se vieni da lontano e vuoi passare
lì la notte per praticare il giorno dopo, non c’è
nessun problema. Il sabato e la domenica, non solo in occasione
di stages importanti, vi giungono praticanti da tutte le regioni
d’Italia, a volte anche dall’estero; spesso vi insegnano
anche maestri giapponesi. Puoi fare aikido tutti i giorni, mattina
pomeriggio o sera per quante ore vuoi (o meglio per quanto tempo
riesci a sopportare l’allenamento, a volte anche molto duro).
Potrebbe capitarti di: …fare esperienze diverse come allenamenti
combinati con altre arti marziali, judo, karate, kendo, iaido,ecc.;
fare meditazione al buio (finchè non vedi la luce) oppure
fare meditazione zen in seiza per ore (ma se perdi la concentrazione
e pieghi la schiena puoi prenderti una bastonata…educativa);
praticare alla debole luce di una candela, al suono di due gong
di tonalità diversa, per ogni nota una tecnica diversa (irimi
o tenkan, omote o ura, nage waza o katame waza). Con un sottofondo
di musica orientale, puoi sentire la voce di Saito scandire a caso
i nomi dei suburi di jo, ma se non sei attento e sbagli devi uscire
dal tatami; vogliamo esagerare…(tanto se non vuoi non sei
obbligato a farlo) a piedi nudi sulla neve fino a farla sciogliere
“con il respiro”, la ginnastica che ti fa tremare i
muscoli di tutto il corpo e non riesci a fermarti e le dimostrazioni
con cadute spettacolari sul parquet o sul linoleum;


oppure, più rilassato puoi vedere filmati
di Aikido girati direttamente in Giappone dal maestro o cimentarti
in qualche strana posizione yoga. Per i bambini della palestra ci
sono anche i giochi, c’è la festa della carpa, la costruzione
degli aquiloni, c’è la gara a chi lancia il kiai più
forte e molto altro ancora.
Tutto l’ambiente, fin dall’ingresso, è impregnato
di cultura giapponese; sulle pareti puoi vedere decine di diplomi
e attestati, katane e shinaj, foto di maestri e kanji giapponesi
e un affresco del pittore Paolo Costa che raffigura l'"Armonia";
un acquario marino tropicale bene si armonizza con l'ambiente. Alla
fine della scala che porta al primo piano dove si trova il tatami
puoi vedere un cartello con una sola parola ma molto significativa,
SILENZIO! Infatti il solo suono che senti salendo è il rumore
delle cadute, i kiai potenti o la voce del maestro. Hai l’impressione
di essere entrato in un’altra dimensione e ti accorgi da tanti
piccoli particolari del grande rispetto che pervade tutti: il rispetto
per le persone ma anche per le cose, il rispetto per la tradizione
e per il cerimoniale, per il Maestro e per tutti coloro che frequentano
il dojo. Quando sali sul tatami, MOKUSO e dimentichi tutto: i problemi
e i pensieri rimangono fuori dalla palestra. C’è solo
l’Aikido, solo le tecniche.
Così era il dojo Ren Bu Kan a Segrate grazie
alla passione, all’impegno e ai sacrifici del Maestro Giovanni
Filippini. Dal Ren Bu Kan sono usciti non solo
centinaia di bravi aikidoka ma anche delle belle persone che hanno
portato questi insegnamenti nella vita di tutti i giorni, la loro
esperienza di palestra nei rapporti con gli altri. Ogni volta che
il Maestro Filippini viene a trovarci in palestra ripenso alle parole
del Maestro Visentini che in un articolo lo definisce “Maestro
di vita” e mi dico che ha proprio ragione.
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Logo della Palestra Ren Bu Kan e Budo-pass
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