| Arti
d'Oriente
La respirazione nelle Arti marziali
La corretta pratica della respirazione
è spesso la discriminante tra una pratica corretta e un insieme
di movimenti privi di coerenza - Articolo a cura
di Roberto Tresoldi
Il Maestro Giovanni Filippini ha appena compiuto
il suo ottantaduesimo anno di età e, come già avvenne
lo scorso anno, è venuto a trovarci per darci indicazioni
utili e preziose su un tema che sta a cuore a tutti i grandi Maestri
di Arti Marziali: la respirazione. Riportiamo di seguito le parole
di Filippini che, ricordiamo, oltre ad essere un Maestro di Arti
Marziali, è anche medico kinesiologo e shiatsuka. Proprio
in questo periodo sta preparando un nuovo corso su Shiatsu Makoto
e Kinesiologia.
- Maestro Filippini, si sostiene che i
grandi Maestri di Arti Marziali insistono molto sulla respirazione.
Qual'è la sua opinione in proposito?
I grandi Maestri di Arti Marziali insistono sempre in modo quasi
ossessivo sull’importanza della respirazione. Per esempio
il M° Shirai, dopo aver iniziato il corso, sceglie una tecnica
qualunque e poi non solo la fa ripetere centinaia e centinaia di
volte, ma va a correggere l’alluce, la posizione dei talloni,
il muscolo pubo-coccigeo, che è legato al meridiano dei polmoni,
e lo testa con la manovra del geri, per vedere se la persona è
completamente bloccata oppure se manda bene in alto il diaframma.
Egli insiste sul diaframma, che deve salire perché, altrimenti,
non si stabilisce il legame con il resto del corpo: è, infatti,
dell’opinione, così come molti altri, che il diaframma
costituisca il tramite tra la circolazione polmonare e la grande
circolazione arteriosa. Sono sempre rimasto colpito da questa conoscenza,
perché Shirai non è medico: si vede che queste nozioni
facevano parte del bagaglio tecnico appreso dai suoi maestri; egli
le ha inserite nella pratica e nel suo insegnamento. Sono convinto
che abbia portato avanti un bel discorso che, però, in altre
Arti Marziali, soprattutto nell’Aikido, non è oggi
seguito in modo così rigoroso, laddove l’Aikido si
presterebbe, invece, molto bene, per i suoi movimenti più
morbidi e tranquilli che potrebbero essere perfettamente abbinati
con la respirazione. Quando Shirai parla relazione tra il cuore
e la mente, fra lo spirito dell’Arte Marziale e l’esecuzione
di un kata, per esempio, al di là di un puro e semplice atto
descrittivo del movimento (tsuki, parata, ecc.) dice che il nostro
cuore è come se fosse diviso in due: è una verità
lapalissiana, come si può apprendere da qualunque libro di
anatomia. In medicina si fa infatti riferimento al cuore destro,
che riceve la circolazione venosa, e la trasmette, per ossigenarla,
al polmone, e al cuore sinistro, preposto alla circolazione arteriosa.
L’aorta, dice Shirai, non è altro che l’esempio,
a livello umano, di quello che il nostro corpo fa per mandare in
giro tutte le energie, il Ki fatto da sangue, fluidi, ecc. Ripeto,
mi ha sempre impressionato questo abbinamento tra conoscenza di
Arti Marziali e conoscenza del’anatomia. Non si tratta, tuttavia,
di un’eccezione: abbiamo un esempio recente nella dottoressa
Turci, cintura nera 2° dan di Karate Shotokan, che è
al tempo stesso docente di anatomia all’Università.
Si tratta di un abbinamento, quello tra respirazione e movimenti,
per il quale mi sono sempre battuto, soprattutto nell’Aikido,
disciplina che ho praticato in prima persona per più tempo.
Ne ho parlato anche a lungo con uno dei migliori maestri di Aikido
italiani, il M° Giorgio Oscari di Modena, che ha fatto alcuni
passi in questa direzione, adottando alcuni elementi di questa impostazione:
insisterò ancora con lui, perché inserisca nel suo
bell’Aikido sempre più insegnamenti sul rapporto tra
movimento e respirazione.
- Abbiamo un esempio importante di rapporto tra movimento
e respirazione anche in altre discipline orientali, come lo Zen.
Tra poco pubblicheremo tutto l'articolo, intanto
ricordiamo che potete leggerlo integralmente sul numero di gennaio
- febbraio della rivista Arti d'Oriente
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