PAGINA DEL MAESTRO FILIPPINI


SHIATSU MAKOTO E IL PIEDE


Il piede è una meravigliosa struttura estremamente importante non solo per l’armonia dell’andatura ma anche per il benessere dell’organismo grazie ai riflessi che esercita sia sul fisico che sul nostro umore.

Come è fatto questo miracolo di architettura?
Il suo scheletro è composto di 26 ossa e di 33 articolazioni che ne fanno una prodigiosa macchina e un meraviglioso mezzo di estrema elasticità per le locomozione e per l’equilibrio.

C’è una zona del piede chiamata “seno del tarso” ricchissima di derivazioni nervose come pochissime altre parti del corpo, in grado di rilevare costantemente la nostra posizione e fornire al cervello i dati necessari per adattare il movimento al tipo di terreno, alla luce, al buio ed ai vari tipi di ostacoli senza lasciarci cadere.

La circolazione del piede è chiamata “cuore periferico” o “cuore plantare” ed è considerata un secondo cuore, specie per la circolazione di ritorno. Una fitta rete di vasi venosi comunica con le grandi vene delle gamba. Se questo meccanismo viene logorato, sopraggiungono i ben noti disturbi circolatori, le stasi venose, il cui primo sintomo si manifesta con gonfiore alle estremità.

Il sistema circolatorio piede - gamba - cuore si ripete ad ogni nostro passo con il movimento flessione-estensione della caviglia.
Si è calcolato che i nostri piedi lavorano in media sedici ore al giorno, in condizioni particolarmente pesanti, perché sostengono il nostro corpo e, specie se in soprappeso, risulteranno anche indolenziti. Ecco perché è importante allenarli a renderli robusti fin da piccoli.
Il piede è un organo che svolge una duplice funzione: sensoriale propriocettiva e motoria.
Nei primi anni di vita l’attività sensoriale prevale su quella motoria e continua ad avere un ruolo fondamentale anche nell’età adulta sul normale assetto biomeccanico del piede. Ne scaturisce quindi il concetto che il piede è più importante come organo di senso che come organo di moto.

Se lo confrontiamo con la mano, le informazioni che fornisce sono di gran lunga superiori; infatti mentre il suo movimento è scheletrico e semplice, quello della mano è di una complessità tale da assurgere ad un significato persino simbolico.

La dimostrazione di ciò ci viene fornita anche da alcune constatazioni di ordine anatomico: in primo luogo l’area di rappresentazione sensitiva corticale è quasi doppia di quella della mano, al contrario quella motoria.

La seconda constatazione è che nella maggior parte dei muscoli plantari è più ricca, rispetto a quella dei muscoli scheletrici, di fusi neuromuscolari e di organi tendinei; inoltre nel piede tali muscoli vengono trasformati in vere e proprie centraline tensio-cettive dalle quali partono continue informazioni indispensabili al giusto tono anche dei muscoli della gamba.

Tali afferentazioni assumono un significato particolare durante la prima infanzia con l’inizio della deambulazione, quando l’esperienza induce la formazione della volta, così come il colloquio induce la specializzazione dei centri della parola. Ecco perché a volte chiudere un piede in calzature rigide significa isolarlo dal mondo esterno privandolo della esperienza. In tali situazioni non si formerà correttamente la volta plantare, così come non si organizzerebbe il linguaggio. Tale alta specializzazione del piede è finalizzata sicuramente alla corretta formazione ed al mantenimento del suo giusto assetto biomeccanico che fondamentalmente è rappresentato dalla formazione della volta plantare.

Focalizzando l’attenzione sulla volta stessa, che in massima parte è rappresentata dal piede astragalico, la si può paragonare ad una trave a sezione variabile e ad un asse curvilineo, composta da diversi segmenti che compiono diversi movimenti sia di rotazione che di traslazione.

Schematizzando tale struttura si può dire che essa è costituita da un pilastro anteriore - scafoide, cuneiforme e primo metatarso - da una chiave di volta gotica - la testa astragalica e da un pilastro posteriore - corpo dell’astragalo e calcagno.

Un ruolo fondamentale al mantenimento di tale trave viene svolto dai muscoli tibiale anteriore e tibiale posteriore.
Il primo comporta la rima articolare fra scafoide ed il 1° cuneiforme con la componente orizzontale della sua forza, che è la maggiore, e contrasta l’abbassamento del pilastro anteriore con la componente verticale.
Il secondo comporta, con la componente orizzontale, lo scafoide con la testa astragalica e sostiene il pilastro posteriore con la componente verticale.
Ciò si realizza solo se i centri di rotazione, uniti tra loro, formano un arco dorso-convesso e si trovano al di sopra del punto di applicazione delle forze muscolari.

Accade che nei primi periodi della deambulazione, quando il piede molto spesso è piatto-lasso, si verifichi una accentuazione del fisiologico movimento di “rollio, viraggio e beccheggio” che l’astragalo compie rispetto al calcagno con conseguente abbassamento dello scafoide e del 1° cuneiforme.
L’angolo formato dalla unione dei centri di rotazione si inverte: in tale situazione i due muscoli tibiale anteriore e tibiale posteriore, da sostenenti la volta, diventano appiattenti.

Un piede che si trovi in questa situazione può avere soltanto un doppio destino: divenire piede normale o divenire piede piatto.

Un peso preponderante nel definire le sorti del piede è rappresentato dalla calzatura. Quelle che sono calzate sin dai primi passi, cosiddette correttive, sono caratterizzate da forti collaterali rigidi sovente sopramalleolari, suole inflessibili e a volte rinforzate da varie speronature con l’immancabile plantare che, a volta rigida, dovrebbe tenere in assetto l’arco plantare. Questo genere di plantari però, quasi mai riesce a stabilire il corretto assetto biomeccanico dell’arco a trave, non riuscendo a far diventare dorso-convesso l’angolo formato dalla unione del centro di rotazione. Riesce invece e isolare completamente il piede da qualsiasi stimolo esterno, rendendo quindi inutile la specializzazione propriocettiva dei muscoli plantari.

Si giunge spesso al piede piatto pronato, lasso, iatrogeno da calzature. Quando sorge la necessità di aiutare un piede piatto a non divenire strutturato, sarà utile usare dei dispositivi di correzione dinamici e non statici.
Ecco alcuni facili esercizi per favorire la corretta crescita dei piedi dei vostri bambini:

- camminare sulle punte e sui talloni in modo alternato,
- Raccogliere oggetti di dimensioni piccole con le dita dei piedi,
- quando possibile lasciateli camminare a piedi nudi: è il sistema migliore per rinforzare la muscolatura,
- consiglio anche il Judo o l’Aikido perché attraverso il contatto con il suolo il piede ripristina la fisiologica conformazione dell’angolo dorso convesso normale. Il dispositivo quasi pneumatico del tatami svolge sia una azione preventiva che una correttiva ridonando al piede quegli stimoli e quelle sollecitazioni che vengono a mancare con una scarpa.

La natura ha scelto il piede e non una ruota per fare muovere il nostro corpo.
Il sistema piede/gamba di un bipede come l’uomo può essere paragonato per la sua dinamica, ad una ruota quadra. Per spostare una ruota normale su una superficie è sufficiente l’energia; per spostare invece una ruota quadra ci vuole qualcosa di più, dovendo spostare in alto ed in basso il baricentro.
Nella deambulazione le gambe si comportano in modo simile ad un pendolo, trasformando in continuazione l’energia potenziale in energia cinetica e viceversa.

Come il pendolo ha un’energia che ne consente la ricaduta verso il basso, così i nostri arti inferiori accumulano, sollevando il baricentro del corpo, un’energia da spendere per fare spostare il corpo in avanti. In questo modo il lavoro prodotto dai muscoli non è deputato a muovere ad ogni passo una massa corporea di 70-80 chili.

Il grande sforzo viene fatto soltanto per compiere il primo passo, poi il 70-80% del lavoro occorrente per camminare viene ricavato dalla trasformazione dell’energia cinetica in energia potenziale e viceversa. Il restante 20-30% viene fornito dai muscoli che devono reintegrare l’energia dissipata dagli attriti.

L’albero per stare in piedi, deve rinunciare a camminare.

 

Allora mi chiameranno ma io non risponderò;
mi cercheranno con premura
ma non mi troveranno.
Poiché hanno odiato la scienza
E non hanno voluto sapere dei miei consigli
( I PROVERBI )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DALLA MIA ANIMA ALLA VOSTRA ANIMA:
I SHIN DEN SHIN