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SHIATSU MAKOTO E IL PIEDE
Il piede è una meravigliosa struttura estremamente importante
non solo per l’armonia dell’andatura ma anche per il
benessere dell’organismo grazie ai riflessi che esercita sia
sul fisico che sul nostro umore.
Come è fatto questo miracolo di architettura?
Il suo scheletro è composto di 26 ossa e di 33 articolazioni
che ne fanno una prodigiosa macchina e un meraviglioso mezzo di
estrema elasticità per le locomozione e per l’equilibrio.
C’è una zona del piede chiamata “seno
del tarso” ricchissima di derivazioni nervose come pochissime
altre parti del corpo, in grado di rilevare costantemente la nostra
posizione e fornire al cervello i dati necessari per adattare il
movimento al tipo di terreno, alla luce, al buio ed ai vari tipi
di ostacoli senza lasciarci cadere.
La circolazione del piede è chiamata “cuore
periferico” o “cuore plantare” ed è considerata
un secondo cuore, specie per la circolazione di ritorno. Una fitta
rete di vasi venosi comunica con le grandi vene delle gamba. Se
questo meccanismo viene logorato, sopraggiungono i ben noti disturbi
circolatori, le stasi venose, il cui primo sintomo si manifesta
con gonfiore alle estremità.
Il sistema circolatorio piede - gamba - cuore si
ripete ad ogni nostro passo con il movimento flessione-estensione
della caviglia.
Si è calcolato che i nostri piedi lavorano in media sedici
ore al giorno, in condizioni particolarmente pesanti, perché
sostengono il nostro corpo e, specie se in soprappeso, risulteranno
anche indolenziti. Ecco perché è importante allenarli
a renderli robusti fin da piccoli.
Il piede è un organo che svolge una duplice funzione: sensoriale
propriocettiva e motoria.
Nei primi anni di vita l’attività sensoriale prevale
su quella motoria e continua ad avere un ruolo fondamentale anche
nell’età adulta sul normale assetto biomeccanico del
piede. Ne scaturisce quindi il concetto che il piede è più
importante come organo di senso che come organo di moto.
Se lo confrontiamo con la mano, le informazioni
che fornisce sono di gran lunga superiori; infatti mentre il suo
movimento è scheletrico e semplice, quello della mano è
di una complessità tale da assurgere ad un significato persino
simbolico.
La dimostrazione di ciò ci viene fornita
anche da alcune constatazioni di ordine anatomico: in primo luogo
l’area di rappresentazione sensitiva corticale è quasi
doppia di quella della mano, al contrario quella motoria.
La seconda constatazione è che nella maggior
parte dei muscoli plantari è più ricca, rispetto a
quella dei muscoli scheletrici, di fusi neuromuscolari e di organi
tendinei; inoltre nel piede tali muscoli vengono trasformati in
vere e proprie centraline tensio-cettive dalle quali partono continue
informazioni indispensabili al giusto tono anche dei muscoli della
gamba.
Tali afferentazioni assumono un significato particolare
durante la prima infanzia con l’inizio della deambulazione,
quando l’esperienza induce la formazione della volta, così
come il colloquio induce la specializzazione dei centri della parola.
Ecco perché a volte chiudere un piede in calzature rigide
significa isolarlo dal mondo esterno privandolo della esperienza.
In tali situazioni non si formerà correttamente la volta
plantare, così come non si organizzerebbe il linguaggio.
Tale alta specializzazione del piede è finalizzata sicuramente
alla corretta formazione ed al mantenimento del suo giusto assetto
biomeccanico che fondamentalmente è rappresentato dalla formazione
della volta plantare.
Focalizzando l’attenzione sulla volta stessa,
che in massima parte è rappresentata dal piede astragalico,
la si può paragonare ad una trave a sezione variabile e ad
un asse curvilineo, composta da diversi segmenti che compiono diversi
movimenti sia di rotazione che di traslazione.
Schematizzando tale struttura si può dire
che essa è costituita da un pilastro anteriore - scafoide,
cuneiforme e primo metatarso - da una chiave di volta gotica - la
testa astragalica e da un pilastro posteriore - corpo dell’astragalo
e calcagno.
Un ruolo fondamentale al mantenimento di tale trave
viene svolto dai muscoli tibiale anteriore e tibiale posteriore.
Il primo comporta la rima articolare fra scafoide ed il 1° cuneiforme
con la componente orizzontale della sua forza, che è la maggiore,
e contrasta l’abbassamento del pilastro anteriore con la componente
verticale.
Il secondo comporta, con la componente orizzontale, lo scafoide
con la testa astragalica e sostiene il pilastro posteriore con la
componente verticale.
Ciò si realizza solo se i centri di rotazione, uniti tra
loro, formano un arco dorso-convesso e si trovano al di sopra del
punto di applicazione delle forze muscolari.
Accade che nei primi periodi della deambulazione,
quando il piede molto spesso è piatto-lasso, si verifichi
una accentuazione del fisiologico movimento di “rollio, viraggio
e beccheggio” che l’astragalo compie rispetto al calcagno
con conseguente abbassamento dello scafoide e del 1° cuneiforme.
L’angolo formato dalla unione dei centri di rotazione si inverte:
in tale situazione i due muscoli tibiale anteriore e tibiale posteriore,
da sostenenti la volta, diventano appiattenti.
Un piede che si trovi in questa situazione può
avere soltanto un doppio destino: divenire piede normale o divenire
piede piatto.
Un peso preponderante nel definire le sorti del
piede è rappresentato dalla calzatura. Quelle che sono calzate
sin dai primi passi, cosiddette correttive, sono caratterizzate
da forti collaterali rigidi sovente sopramalleolari, suole inflessibili
e a volte rinforzate da varie speronature con l’immancabile
plantare che, a volta rigida, dovrebbe tenere in assetto l’arco
plantare. Questo genere di plantari però, quasi mai riesce
a stabilire il corretto assetto biomeccanico dell’arco a trave,
non riuscendo a far diventare dorso-convesso l’angolo formato
dalla unione del centro di rotazione. Riesce invece e isolare completamente
il piede da qualsiasi stimolo esterno, rendendo quindi inutile la
specializzazione propriocettiva dei muscoli plantari.
Si giunge spesso al piede piatto pronato, lasso,
iatrogeno da calzature. Quando sorge la necessità di aiutare
un piede piatto a non divenire strutturato, sarà utile usare
dei dispositivi di correzione dinamici e non statici.
Ecco alcuni facili esercizi per favorire la corretta crescita
dei piedi dei vostri bambini:
- camminare sulle punte e sui talloni in
modo alternato,
- Raccogliere oggetti di dimensioni piccole con le dita dei piedi,
- quando possibile lasciateli camminare a piedi nudi: è il
sistema migliore per rinforzare la muscolatura,
- consiglio anche il Judo o l’Aikido perché attraverso
il contatto con il suolo il piede ripristina la fisiologica conformazione
dell’angolo dorso convesso normale. Il dispositivo quasi pneumatico
del tatami svolge sia una azione preventiva che una correttiva ridonando
al piede quegli stimoli e quelle sollecitazioni che vengono a mancare
con una scarpa.
La natura ha scelto il piede e non una ruota per
fare muovere il nostro corpo.
Il sistema piede/gamba di un bipede come l’uomo può
essere paragonato per la sua dinamica, ad una ruota quadra. Per
spostare una ruota normale su una superficie è sufficiente
l’energia; per spostare invece una ruota quadra ci vuole qualcosa
di più, dovendo spostare in alto ed in basso il baricentro.
Nella deambulazione le gambe si comportano in modo simile ad un
pendolo, trasformando in continuazione l’energia potenziale
in energia cinetica e viceversa.
Come il pendolo ha un’energia che ne consente
la ricaduta verso il basso, così i nostri arti inferiori
accumulano, sollevando il baricentro del corpo, un’energia
da spendere per fare spostare il corpo in avanti. In questo modo
il lavoro prodotto dai muscoli non è deputato a muovere ad
ogni passo una massa corporea di 70-80 chili.
Il grande sforzo viene fatto soltanto per compiere
il primo passo, poi il 70-80% del lavoro occorrente per camminare
viene ricavato dalla trasformazione dell’energia cinetica
in energia potenziale e viceversa. Il restante 20-30% viene fornito
dai muscoli che devono reintegrare l’energia dissipata dagli
attriti.
L’albero per stare in piedi, deve rinunciare
a camminare.
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