SHOMEN UCHIKOMI

E' detto anche più brevemente Shomen Uchi ed è la base per lo studio, la pratica e la realizzazione del Kokyu. Apparentemente facile si può rivelare molto difficile. Personalmente solo dopo molto tempo ho capito perchè i Maestri giapponesi hanno sempre insistito molto su questa tecnica con una serie interminabile di ripetizioni! Richiede non soltanto precisione ma una concentrazione particolare che, unica, porterà in seguito ad un vero e proprio riflesso condizionato.


Tandoku Dosa - allenamento individuale

La posizione di partenza è Migi Hanmi. Piedi in sankaku. 1°) Concentrazione sul Jo. Sollevare il Jo molto lentamente. Inspirare. Il piede destro indietreggia. Contemporaneamente le due mani salgono sopra il capo. Curare la posizione del Jo: deve salire esattamente seguendo una verticale che passa fra gli occhi. Appoggiare il corpo sull'anca destra. 2°) Iniziare il movimento in avanti guidato dalle due braccia e ripercorrere la medesima strada. Colpire. Espirare. Contrarre l'Hara. Kiai. Un errore molto frequente è quello di farlo passare lateralmente all'orecchio destro. Bloccare il Jo contraendo l'Hara stringendo fortemente il mignolo e l'anulare delle due mani.Ricordo che al numero 1 corrisponde la fase inspiratoria e al numero 2 quella espiratoria! Solo quando gli Allievi hanno assimilato bene queste due prime fasi potete passare al movimento veloce. Le gambe sempre flesse ed il baricentro molto basso.

1° Esercizio: Shomenuchi con tsugi ashi avanti. Ritornare in posizione.

2° Esercizio: Portare il piede destro indietro; poi avanti e Shomen

3° Esercizio: Shomen accentuando il movimento dell'anca destra in modo che il Jo si trovi allineato con il braccio sinistro (Hito e mi)

4° Esercizio: Shomen nelle due direzioni: avanti e dietro. Dopo Shomen avanti, la mano destra ruota con le dita in alto e si porta all'altezza della fronte. La mano sinistra segue la stessa verticale sopra il capo. Mantenere il Jo nella medesima direzione con la punta rivolta verso Uke. Inspirare. A questo punto si ruota nella direzione opposta sui due piedi. Si porta avanti il piede destro e si ripete Shomenuchi espirando. Kiai.

5° Esercizio: Shomenuchi avanti. Ruotare sui due piedi e altro Shomenuchi. Si termina in Hidari Hanmi: questo è Gyaku Jodan. Si riporta avanti il piede destro e si esegue un altro Shomen. Si ruota il capo e si continua in questo modo. Eseguire molte volte questi esercizi contribuisce ad avere padronanza dei movimenti sul tatami, rafforza l'equilibrio e aumenta la giusta valutazione della distanza in movimento: Ma ai. Questi sono esercizi respiratori molto completi, specie se, dopo un certo tempo, vengono eseguiti con forza: Go no geiko.

Sotai Dosa - allenamento con il compagno

Importante per lo studio dei riflessi. Uke - Shomenuchi Tori - Shomenuchi. Tori schiva lo Shomen di Uke spostando lateralmente a destra il piede destro. Il piede sinistro segue dietro in Sankaku. Iniziare l'esercizio molto lentamente. Inspirare ed espirare contemporaneamente a Uke. Ecco realizzato Joshiki: il pensiero comune. Insegnate queste fasi con molta pazienza e senza fretta. A questo punto e non prima si possono intersecare fra loro i primi cinque Suburi. Uke - Coku Tsuki.... Tori - Choku Tsuki spostandosi a sinistra partendo dal piede destro.... Uke - Choku Tsuki.... Tori - Gaeshi Tsuki.... Uke - Tsuki Jodan Gaeshi.... Tori - Tsuki a sinistra, Jodan Gaeshi a destra.

Tutti gli esercizi precedenti si possono anche applicare contro due avversari disposti a cinque passi di distanza; in seguito gli Uke si sposteranno sul tatami. Inconsciamente, se gli Allievi avranno eseguito bene i consigli del Maestro, si realizzerà un gruppo uniforme, dove Shu (la pratica) e Sho (il Satori) si fonderanno armonicamente. Il Maestro Ueshiba Morihei, nel suo libro Budo Renshu, ha descritto ed illustrato a mano il suo concetto su Shomen Uchi.

"Questo termine significa colpire con la mano destra o con la sinistra il capo di Aite (Uke). Dal momento in cui decidi di colpire Aite con il Tegatana il respiro dell'Universo ed il Tuo deve essere unico, deve essere condotto unendo entrambi i respiri ed il gesto tecnico deve unificare lo Yin e lo Yang. Quando si affronta Aite bisogna sempre presupporre che attaccherà in questo modo; perciò occorre pensare di avvolgerlo con tutto il nostro Kokoro (mente, cuore, spirito) per armonizzare il nostro corpo al suo attacco ruotando poi a destra o a sinistra. Solo se avvolgi Aite con il tuo Kokoro avrai la certezza di condurlo nella direzione che desideri. Induci Aite a trovare un'apertura nella tua difesa abbandonando il tuo Semè. Solo così ti troverai oltre la vita e oltre la morte; anche se l'attacco del compagno è fortissimo e ti potrebbe trascinare nel regno della morte, ti rimarrà ancora tutto il tuo Kokoro per rientrare nella tua Via. L'allenamento a Shomen serve ad allenare il Kokyu che deve essere pronto a combattere contro uno spirito formato da Cielo e Terra. Assumi quindi la distanza giusta: Kyori o Ma ai. E' il medesimo principio dello Suigetsu del Kenjutsu (Tsuki (luna) e Mitsu (acqua) acqua - luna è anche chiamato il plesso solare, ed è il concetto relativo all'istante di risposta di un attacco. In altre parole fra Tori e Aite deve esistere una distanza fisica e spirituale. Quando il nemico attacca con il Fuoco, rispondi con l'acqua. E quando ti attacca devi saperti muovere dentro quest'acqua. Come nei vecchi castelli attorniati dall'acqua, e, come i castelli cadono se i difensori non hanno spirito puro Makoto, così ricordati di avere sempre Makoto nel tuo corpo: avrai un castello e sarai una fortezza vivente. E mantieni sempre Makoto in tutte le cose che farai. Il Giappone è un Castello naturale, così dovrebbero essere tutti quelli che praticano Aikido: essere tutti uniti nel Makoto più grande ed universale possibile. Con questo stato di mente realizzerai Kokyu, saggezza, benevolenza e coraggio sprigioneranno naturalmente ed avrai la possibilità di forgiare il tuo corpo come una spada e potrai entrare nello spirito dell'Amore, dell'altruismo: Muga no Kiochi."

L'Aikido deve costituirsi fermamente come Spirito nel corpo di ogni praticante come un Satori che si trasmette da un Allievo ad un altro, da un compagno all'altro, dal Maestro al suo Allievo. E' rileggendo sempre e sovente queste parole del Maestro Ueshiba che mi sono convinto che alla base di tutto ciò sta la pratica continua, assoluta e meticolosa di tutte le tecniche come se ognuna fosse un Kata. Alla lunga, pensandoci bene, non è poi così difficile. Farne bene una equivale a farle bene tutte, non solo, ma si può coinvolgere Aite a lavorare bene con noi, rispondendo sempre bene ai suoi attacchi. Il Maestro Ueshiba ricorreva sovente a racconti mitologici tratti dal più vecchio testo storico del Giappone il Kojiki ed uno di questi era Iwato Biraki no Gyo, letteralmente: compiere l'apertura della grande porta di pietra. Il Kojiki è venerato come la più importante raccolta degli antichi miti Shinto. Questa storia famosa parla della Dea Sole che si chiuse in una caverna dopo essere stata insultata da un Kami. Si rinchiuse, dunque, non permettendo così alla propria luce di irradiare la terra, minacciando la distruzione di tutta l'umanità. Così, per prevenire questa catastrofe gli altri Dei organizzarono una suggestiva danza dinnanzi alla caverna. Nel sentire i clamori della danza, il Sole, la più curiosa degli Dei, spostò il masso che la richiudeva per dare uno sguardo alle danze, ma un altro Kami dotato di grande forza la rimosse definitivamente restituendo così la luce del sole a tutta la terra. Il Maestro usava la simbolica storia per illustrare il fine ultimo dell'allenamento che egli chiamava: L'apertura della grande porta di pietra dello spirito.

Attraverso il prolungato e diligente allenamento Keiko ognuno ha la possibilità di mettere in armonia tutte le parti del suo fisico con quelle del suo Spirito; a volte basta poco per illuminare la nostra Via. Takahashi Ideo, nel suo libro Takemusu Aiki dice: "porre il corpo ed il suono sullo stesso parallelo" come proposta di "illuminazione del mondo dello Spirito". Iwato Biraki no Gyo è detto "un ritorno alla vera natura della luce e del suono". Ad ogni modo anche la maggior parte dei giapponesi ha avuto solo una piccola conoscenza di queste leggende e del loro significato per il Maestro Ueshiba. Cerchiamo di praticare insieme con tutto l'amore possibile tanto da potere un giorno disporre di tutto il nostro Kokoro. Che il compagno diventi un amico, che le parole e le esortazioni del Maestro siano seguite, che sempre le buone intenzioni siano seguite da fatti buoni. Così faremo insieme Aikido ed avremo il pensiero comune. Quanto si impara solo con i sensi tende a svanire, ciò che apprendiamo con l'intuito invece rimane. Voi che avete raggiunto con me il grado di Shodan serbate gratitudine per i vostri Maestri, e Voi che oggi siete graduati Dan ricordate che non ci può essere progressione senza applicarsi a fondo al principio Seishin Tanren, formazione spirituale. Ciò che vi è di spirituale in questo impegno -Seishin - è modulato dal sentimento Kokoro che è il centro della vostra potenza creativa. Le forme dell'Aikido si tramandano solo da I shin den shin, dal mio cuore al tuo cuore e quindi la sincerità e il lavoro costante determineranno il vostro progresso nel Do. Allenate il vostro Hara. Non inteso soltanto come un potere misterioso che sostiene la vostra tecnica ma come uno stato della mente che vi permetta di affrontare qualsiasi situazione al di là delle emozioni, che vi farà sentire viva la volontà dell'apprendimento come qualcosa di necessario e vitale. Purtroppo non c'è sostituto per il Vostro Maestro, solo "traduzioni" più o meno accettabili della sua Via. E se queste traduzioni sono imperfette, ben si può capire come sia facile allontanarsi da O Sensei. Cerchiamo almeno di mantenere viva la naturalezza - Sabi - e la semplicità - Wabi. Il vostro Dojo poco per volta non sarà più soltanto un semplice luogo di allenamento, sarà pieno di Sabi e Wabi così come cerco di realizzare nei nostri raduni. Sarà più facile per gli Allievi essere puri e possedere il Nyunan Shin - la purezza di cuore - e ci sarà più comunicabilità tra Voi e il Vostro Maestro. Purtroppo l'allenamento è un susseguirsi doloroso di tentativi e di errori, quindi è un cammino pieno di esasperanti ripetizioni ma è qui che nasce l'illuminazione, quando l'unica risposta del Maestro alle cento domande sarà: "Non fare domande. Allenati!" Il Dojo è un luogo che ognuno deve conquistare per se stesso e deve anche meritarselo; non deve essere assolutamente confuso con una palestra; non c'è alcun altro luogo simile; è soltanto vostro, come vostro è il Maestro che lo guida. Il Dojo deve essere il vostro campo di battaglia, l'unico campo dove si può morire molte volte, traendone sempre nuova esperienza. Vi potrà capitare di ricordare ogni tecnica come una confusa serie di movimenti e vi sentirete come persi nelle lunghe pause fra un movimento e l'altro oppure che il tempo, in questi spazi, giochi un ruolo troppo importante e che alla fine della lezione vi sembri troppo poco. Motivo in più per non perdere tempo in tecniche errate o in respirazioni poco corrette. Vi ho ripetuto molte volte che la respirazione non si può sostituire a quella di prima. Si, penso proprio che l'Aikido ci può dare la misura del tempo che scorre e che non c'è mai abbastanza tempo per imparare a volerci bene. Io vorrei essere sempre fra di Voi per darVi tutto l'Amore che ho dentro, per essere sicuro che le mie labbra non saranno mai fraintese, per dimostrarVi che anch'io come Voi, attraverso l'Aikido con il mio Gyo e che lo faccio con piena coscienza; così anche Voi scoprirete che Shugyo è l'unico processo per uscire dal dilemma; in tutti i sensi. Quante tecniche abbiamo fatto insieme? Quanta intuizione fra noi? E quanto Kokoro, e quanto respiro! E respirare è Kokyu, la volontà di unione tra corpo e Spirito. Ma lo Spirito non può vivere in un corpo imperfetto, quindi sono certo che cercherete sempre di più la perfezione delle tecniche con il corpo per ottenere quella ben più importante del Vostro Spirito. Imparerete a gioire per un Kokyu nage come per un saluto fatto magari solo con gli occhi da un Vostro compagno o da un Vostro Allievo. Io non credo di aver mai cercato e creato distanze con Voi, anzi, sono io che patisco queste distanze, sono io che cerco di annullarle per non cadere nella vanità; tuttavia vi ho sempre richiesto la massima attenzione e non ho mai permesso la mediocrità. Ogni mia lezione, ogni raduno è il Vostro, anzi il Nostro: Ichi go Ichi e: un periodo, un incontro. Non mi considero affatto un Maestro, ma anch'io, oggi, mi ritengo Shugyo sha, insieme a Voi, tutti insieme e con moltissimo impegno.

Un buon Allievo oggi sarà un buon Maestro domani, soprattutto di se stesso.

Ricordiamo dunque insieme Iwato biraki no gyo per aprire insieme la grande porta di pietra.


QUANDO IL NEMICO ATTACCA CON IL FUOCO, RISPONDI COL L'ACQUA